iPhone 5S e Touch ID: tutto quello che c’è da sapere

La presentazione del nuovo iPhone 5S ha visto anche l’introduzione di duna delle caratteristiche più attese e desiderate nel campo degli smartphone, ovvero il lettore biometrico denominato Touch ID: ma come funziona realmente? E quali sono le peculiarità che ne impediscono la trasformazione in una minaccia per la nostra privacy?

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Da settimane ormai ripetiamo quello che, a breve, diverrà uno dei nostri mantra preferiti: il TouchID non è un lettore di impronte digitali!

La tecnologia implementata da Apple non si comporta come un lettore full frame in grado di identificare l’impronta partendo da una sua immagine speculare acquisita in precedenza: esso infatti, come abbiamo specificato nel nostro articolo dedicato, sfrutta le caratteristiche dei digitoglifi di ogni singolo utente per creare una sorta di firma elettronica basata sull’impronta digitale.

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La nostra impronta dunque agisce come una sorta di token hardware per la decrittazione di una password precedentemente impostata: l’impronta in sé non rappresenta la password, bensì lo strumento di autorizzazione necessario a decifrarla.

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Il Touch ID quindi non memorizza una immagine virtuale della nostra impronta digitale bensì utilizza la mappatura delle sue caratteristiche tramite un campo elettromagnetico a bassa frequenza per elaborare una mappa virtuale dei valori di attenuazione e riflessione del campo stesso a seguito delle interferenze che si vengono a creare nel momento in cui attraversa solchi o valli dell’impronta stessa.

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L’immagine precedente mostra, in termini estremamente semplificati, quanto appena descritto: nella porzione superiore picchi e deflessioni del segnale elettromagnetico (linee nere tratteggiate) rispecchiano l’andamento delle valli e dei solchi prensenti nell’epidermide che costituisce l’impronta digitale, mentre le linee verticali verdi e rosse rappresentano idealmente il valore complessivo del campo elettromagnetico misurato dopo aver percorso tutti i rilievi e tutti i solchi presenti sul dito.

Come vedete i rilievi (linee rosse) attenueranno maggiormente il segnale, mentre i solchi (linee verdi) lo influenzeranno in maniera sensibilmente minore, lasciandolo quasi inalterato: l’insieme di queste misurazioni, opportunamente elaborate, va a costituire la mappatura che il Touch ID associa alla nostra impronta digitale.

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Pertanto l’immagine virtuale che se ne può estrapolare è ben diversa da quella classica di una impronta digitale a cui tutti siamo abituati e ciò impedisce di fatto che il Touch ID possa esser utilizzato come una sorta di strumento di monitoraggio globale per l’identificazione delle persone.

Inoltre l’eventuale malintenzionato che dovesse avere fisicamente accesso al lettore non potrebbe estrapolare alcun dato utile in quanto la mappatura virtuale viene memorizzata in una partizione dedicata del nuovo Chip A7 e crittografata per mezzo dello stesso token hardware che l’ha generata, ovvero la nostra impronta.

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Per quanto riguarda le implementazioni in ambito iOS 7, il Touch ID non servirà unicamente a sbloccare il dispositivo ma potrà essere usato al posto della canonica password dell’Account Apple allorquando si desideri acquistare tramite iTunes, l’AppStore, oppure lo store dedicato di iBooks.

Vista la natura sensibile dei dati Apple ha inoltre negato l’accesso alla tecnologia di autenticazione tramite TouchID per tutte le applicazioni di terze parti, almeno fino a quando non verrà implementato un controllo software che limiti suddette applicazioni nella gestione dei dati di autenticazione.

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iOS 7 sarà inoltre in grado di memorizzare uno svariato numero di impronte da associare non soltanto all’utente principale ma anche ai familiari, ad esempio, a cui si voglia concedere l’utilizzo del dispositivo: diventa così possibile non solo utilizzare svariate dita per sbloccare il dispositivo ma anche creare una sorta di lista di utenti privilegiati che potranno accedere al dispositivo in nostra assenza.

L’utilizzo del Touch ID tuttavia non esclude la creazione di una password tradizionale: quest’ultima infatti non solo è necessaria in caso di emergenza ma diventa necessaria per lo sblocco del telefono in determinate circostanze.

Se infatti non si accede al dispositivo da più di 48 ore non sarà possibile utilizzare il Touch ID per sbloccarlo ma sarà necessario inserire la classica password in lockscreen. Lo stesso dicasi nel caso in cui il terminale venga riavviato: in questo modo si riducono drasticamente le possibilità di accesso per un eventuale malintenzionato.

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Il sensore Touch ID infine permette, per via della tecnologia impiegata, di eseguire un riconoscimento a 360° dell’impronta consentendo lo sblocco del telefono anche in condizioni di contatto parziale dell’epidermide con il sensore.

In questo modo l’utilizzo del Touch ID risulta estremamente più semplice, specie se si considera la sua caratteristica più interessante ovvero l’adattabilità della lettura nel tempo: il sensore infatti apprende gradualmente le caratteristiche della nostra impronta di pari passo con il tempo di utilizzo.

Sicuramente i meno favorevoli alle tecnologie biometriche avranno da ridire in merito ai possibili rischi per la sicurezza derivanti dall’utilizzo del Touch ID, ma in tal caso credo sia d’obbligo ricordarvi che ogni singolo “click” sul World Wide Web, ogni singola e-mail ed ogni singolo SMS possono –  e nella maggior parte dei casi lo sono – essere registrati e tracciati.

L’elevato grado di discernimento delle informazioni a partire da ampi database informativi è, sotto certi punti di vista, un side effect del progresso tecnologico: se non volete farne parte l’unico modo è evitare di entrarne a far parte. 😉


Fonti :


7 commenti

  1. ma putacaso, mentre dormiano, qualcuno prende in mano l’iphone, appoggia il nostro dito sul telefono, ovviamente questo si sblocca… non hanno ovviato a questo? spero’ di non aver detto una sciemenza XD

    1. Beh…mi sembra un pò improbabile come eventualità…ma se vuoi potresti segnlare la cosa alla Apple via mail, sono certo che rilascerebbero un breve comunicato stampa per “istruire” i loro utenti a dormire correttamente con un iPhone 5S. 🙂

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