Facebook continua la sua crociata contro la privacy eliminando una fondamentale opzione di sicurezza

In base alle recenti decisioni del colosso dei Social Network, sembra ormai evidente quanto poco conti la privacy degli utenti che ne utilizzano i servizi. L’ultimo baluardo della sicurezza ad essere stato abbattuto in favore del puro e semplice marketing è il blocco per la ricerca pubblica tramite Nome nella Timeline.

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L’opzione, ben conosciuta ed apprezzata da chi utilizzava Facebook come Social Network e non come “piazza pubblica” nel quale declamare a gran voce conquiste amorose, tradimenti scabrosi e quant’altro, prendeva il nome di “Chi puó cercarti tramite nome all’interno della Timeline”.

Sebbene il nome non fosse esplicativo, questa piccola opzione per la privacy permetteva di poter nascondere il proprio Profilo dalle ricerche pubbliche tramite Timeline così da avere il pieno controllo sulle proprie “connessioni”.

La spiegazione ufficiale, quasi degna del migliore sketch di un comico, viene riassunta nelle seguenti parole ad opera di Michael Richer, Dirigente dell’Ufficio Privacy di Facebbok:

L’opzione che inibiva la ricerca è stata gia rimossa per tutti gli utenti che, al dicembre scorso, non la avevano mai utilizzata; per tutti gli altri utenti una breve serie di promemoria precederà l’effettiva rimozione e disabilitazione dell’opzione.

Sia che abbiate usato o meno questa opzione, la soluzione migliore per controllare ció che gli altri visualizzano e possono ricercare su Facebook in merito alla vostra persona è di selezionare individualmente la privacy di ciascun contenuto.

Tralasciando l’analisi della spiegazione che francamente ritengo insulsa, la vera ragione dietro la rimozione di questa opzione è la necessità di promuovere la cosiddetta OpenGraph Serch, parte del nuovo protocollo di Facebook volto, sostanzialmente, ad aggregare i dati degli utenti per renderli ancor meno anonimi e ancor piú ricercabili e utilizzabili per promozioni, ads e suggerimenti mirati.

La soluzione proposta è decisamente ridicola, in quanto non sostituisce minimamente le features offerte dall’opzione originale ma come sempre in questi casi non esistono soluzioni alternative: o si sacrifica il diritto alla privacy oppure si sceglie di difendere tale diritto e rivolgersi ad altre forme di comunicazione.



Fonte: iDB


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